Posto sul culmine della Valvarrone a 1000 m. s.l.m. e al tempo stesso collegato all'Alta Valsassina attraverso il passo di Piazzo (900 m.), il paese si distende, abbarbicato in modo caratteristico, sul versante destro della valle, alla base delle cime più elevate delle Orobie. La sua importanza è data dall' dallo straordinario sviluppo assunto lungo i secoli dalla lavorazione del ferro, estratto dai monti della Valvarrone probabilmente fin dalla età preromana.

La prima notizia documentata di un forno fusorio del minerale risale al 1253, quando Premana insieme a Pagnona gravitavo nell'ambito dei possedimenti dell'arcivescovo di Milano, gestiti dai Della Torre e poi dai Visconti. L'importanza assunta dal borgo nell'ambito del Ducato di Milano, prima sforzesco e poi spagnolo, fu elevata, poiché costituiva, insieme alla Val Cavargna,l'unico centro di estrazione, fusione e lavorazione del ferro, con indubbi interessi anche per la produzione di armi. Lo sviluppo della attività siderurgica, che favorì anche l'emigrazione di numerosi artigiani verso la Repubblica Veneta, è continuato fino al Novecento, ma è soprattutto dopo il secondo dopoguerra che ha assunto connotati industriali. A partire da questo periodo, sono nate decine di officine grandi e piccole, perlopiù a conduzione familiare (oggi se ne contano più di 150) tutte specializzate nella produzione di oggetti da taglio (forbici e coltelli) che hanno fatto conoscere Premana in tutto il mondo. Grazie allo sviluppo di queste attività, Premana è uno dei pochi paesi di montagna che ha mantenuto la popolazione, senza i devastanti effetti dell'emigrazione, e buona parte dei giovani vi trova lavoro.

Nei secoli scorsi l'attività degli abitanti di Premana non era solo concentrata sulla lavorazione del ferro, ma anche sulla attività agricole e pastorali, attestate dall'organizzazione degli alpeggi comuni e documentate nell'Alta Val Varrone da un numero molto elevato di rustici (quasi 2000), in particolare maggenghi (lööch nel dialetto locale), cioè edifici che si usavano perlopiù nel mese di maggio, quando le nevi si ritiravano. Tali costruzioni, nella gran parte ancora in buono stato, venivano usate per il ricovero del bestiame, la conservazione del fieno, la battitura della segale e l'essiccazione dei prodotti raccolti.

Numerose testimonianze della cultura materiale di questo periodo sono ora raccolte nel locale Museo Etnografico, istituito nel 1974, grazie al contributo di appassionati che hanno donato attrezzi, utensili e altri materiali utili alla documentazione del lavoro e della vita quotidiana della zona.

La parrocchiale di S. Dionigi conserva il corpo di S. Ilario, donato nel 1676 dal nobile veneziano Nicola Venier ai fratelli Gianola, emigrati a Venezia. La chiesa conserva il notevole polittico di S. Rocco, a due ordini, databile intorno alla metà del Cinquecento e probabilmente di scuola bergamasca.

Il paese nonostante la tumultuosa trasformazione negli anni recenti, mantiene ancora intatte le tradizioni. Basti pensare al costume tradizionale, utilizzato ora nelle cerimonie più importanti o alle feste tradizionali che scandiscono l'anno. La più importante di queste feste è quella del Corpus Domini, dove gli abitanti "sposano la strada", cioè il percorso della processione tradizionale che percorre le strette vie del centro storico, che per l'occasione vengono parate e infiorate. Ai primi di ottobre con la fiaccolata notturna e gli inni sacri della festa del Rosario si conclude la bella stagione. Il nuovo anno si apre con la sfilata dei Magi per le vie del borgo. Questa manifestazione è riservata ai coscritti e tutta la popolazione che accompagna le strofe dei canti intonati dai Tre Re. Sugli alpeggi, d'estate, si celebrano i "past", i grandi pasti all'aperto che raccolgono tutta la comunità.

(tratto dal sito web dell'istituto comprensivo statale "Giovanni XXIII" di Premana).

 

Il paese attraverso gli occhi di chi lo visita...

Premana è la prova di come, con forte attaccamento alla propria terra e volontà di lavorare, si possa vivere - e prosperare - in condizioni apparentemente assai difficili. Con tale successo che mai come oggi Premana ha contato tanti abitanti, richiamando addirittura lavoratori dai centri vicini. Un bel risultato, tanto più che alla vista del borgo non si può fare a meno di chiedersi: "possibile che tutto quanto se ne stia così incollato al monte? Che il maggior centro di produzione di lame e forbici d'Italia sia un luogo tanto isolato?!".

Eppure è così, Premana è tutta un'officina. A parte il nucleo antico, la cittadina è costituita da alte case moderne: al piano terra il laboratorio, a conduzione tipicamente artigiana, sopra l'abitazione. Vale la pena di conoscere la storia della produzione di forbici e di lame che non è molto antica e risale solo al secolo scorso. La nascita di questa attività ha però profonde radici nello sfruttamento minerario e nella conseguente industria metallurgica, assai sviluppata nella zona, almeno sin dall'epoca romana. Premana era attorniata da giacimenti specie nei pressi del massiccio dei Tre Signori. In seguito il borgo poté profittare di stretti contatti con la Serenissima: ci si muoveva a piedi od a dorso di mulo e quindi non era poi strano che dalla Val Varrone si puntasse verso Venezia, allora centro commerciale di primaria importanza.

Ovviamente le strade, le ferrovie ed infine la scoperta di giacimenti di minerali di facile estrazione in terre lontane, misero in crisi le miniere lombarde. Tuttavia Premana si seppe "riciclare" divenendo elaboratrice di prodotti finiti: forbici ed in generale tutto ciò che taglia. Per apprezzare appieno questa realtà, inserita in uno splendido quadro naturale, percorriamo la circolare che, lungo le vie Risorgimento, Prealpi e Repubblica, permette di toccare parecchie officine, aggirando il centro storico.

Ancora, per saperne di più, s'impone la visita al Museo di Premana che permette di entrare in contatto con le varie realtà di questo singolare villaggio: accanto ad un'ampia sezione dedicata alla lavorazione del ferro ed in particolare a forbici e coltelli, troviamo documentate anche attività oggi quasi scomparse come la tessitura di lana e canapa, l'agricoltura, l'allevamento.

Di grande interesse la sezione dedicata al costume tradizionale, tra i pochi ad essersi realmente conservato in terra lombarda, ed infine la ricostruzione di una "casine": l'edificio ove si lavora il latte sugli alpeggi. Attività che, nonostante l'assedio dei caseifici di pianura o d'oltralpe, offre in Val Varrone una produzione di altissima qualità.

Ma Premana ha pure un suo antico centro: impossibile entrarvi in auto, le viuzze sono troppo strette! Di colpo ci si trova in un'altra dimensione; non più officine o magli ma vicoli silenziosi, acciottolati, archi, portali.

Per visitarlo parcheggiamo dinanzi alla Parrocchiale di San Dionigi, del XIII secolo, più volte ristrutturata; all'interno sulla parete di sinistra un pregevole polittico a due ordini, opera cinquecentesca della scuola bergamasca. Dietro la chiesa per via Venezia entriamo nel centro storico. Un itinerario di visita non è definibile: si può passeggiare in circolo lungo le vie Dante, Volta, Trento e Trieste, Vittorio Emanuele, rientrando alla parrocchiale, ma sono possibili cento varianti. Tra le vecchie case, osservando con attenzione, noterete nei muri una serie di ganci dallo scopo un po' misterioso..

Per capire recatevi a Premana durante la festa del Corpus Domini: resterete affascinati e sbalorditi. Ogni via è paludata di drappi e di fiori; come non apprezzare i costumi delle donne, i paramenti del clero e delle confraternite, non soffermarsi di fronte ai piccoli altari domestici, adorni di immagini sacre e di essenze di campo? Non è facile trovare un paese che, nella sua totalità, partecipi con grande compostezza e serietà a simili cerimonie.

(tratto dal sito web de "La Provincia di Sondrio").

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